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di Tullia Fabiani

Ne hanno letti e ne leggono di annunci, la maggior parte sul web: centinaia di pagine e bacheche visitate a colpi di clic, ogni giorno, per cercare lavoro. Si legge, ci si candida, si aspettano risposte. Poi un giorno arriva una mail: un’offerta condizionata all’invio di denaro, in certi casi. Un’offerta che non esiste veramente, in altri. L’affare dei falsi annunci di lavoro è un affare che si sta infiltrando sempre più tra le maglie della Rete.

E che inquieta tanto le aziende, il cui nome viene adoperato illegalmente, quanto chi al danno di un lavoro mancato rischia di aggiungere la beffa dei soldi perduti. Lo raccontano, ad esempio, i ragazzi che su una pagina Facebook denunciano falsi annunci relativi a dei posti di lavoro presso catene alberghiere di lusso.

“Poco tempo fa, ho risposto ad un annuncio (online) per cameriere in un lussuosissimo hotel di Londra – scrive Luca – ma per fortuna, all’ultimo minuto, mi sono accorto che era una truffa. Mi avevano inviato dei questionari a cui dovevo rispondere prima di firmare un contratto di lavoro che prometteva quasi 1900 euro al mese, c’era scritto però che l’alloggio l’avrei dovuto pagare io stesso. Mi hanno contattato più volte per chiedermi di effettuare il pagamento, ma io ho spiegato loro che il mio conto in banca era in rosso e poi che l’offerta non mi interessava più. Dopo un po’ di tempo che insistevano si sono arresi definitivamente. Ma io ho contattato sia la polizia italiana che quella di Londra, tramite il vero Hotel”.

È successo lo stesso anche a Chiara:

“Ci stavo cadendo anche io – racconta – stessa modalità, mi hanno fatto un’intervista on line di 13 domande e subito dopo mi è arrivata l’e mail. Mi avrebbero offerto 2500 sterline, firmando un contratto on line…”. E altrettanto ad Anna Carla: “Ci hanno provato anche con me. Non ci sono cascata per niente, volevano i soldi per l’accomodation….”.

Spesso le aziende ignorano che vengano inviate mail a loro nome, o lo scoprono e intervengono quando già molti annunci sono in circolazione. Di recente è accaduto alla Nestlé:

“Nel web stanno circolando falsi annunci di lavoro riguardanti posizioni nel Gruppo Nestlé in Europa. Segnaliamo che si tratta di annunci fasulli – hanno precisato – Nestlé non chiede mai ai candidati di pagare somme di denaro e, nelle nostre procedure di selezione, non viene richiesto di rispondere per email a domande dettagliate sul proprio percorso professionale. Chiediamo quindi per favore di non rispondere o mandare denaro. Stiamo richiedendo la rimozione dei falsi annunci dai siti di ricerca di lavoro, non appena questi vengono pubblicati”.

Mentre il 20 dicembre scorso un’azienda di Treviso (l’Ascotrade di Pieve di Soligo) ha formalmente depositato, presso la Procura di Napoli, un esposto -querela contro ignoti, dopo aver scoperto su Internet la pubblicazione di annunci di lavoro a suo nome per la ricerca di “letturisti, addetti alle consegne, inserimento pratiche gestione clientela e back office”, che avrebbero lavorato nelle nuove sedi aperte a Napoli e Pompei dall’azienda trevigiana.

La società però ha denunciato il raggiro: falsi gli annunci, false le nuove aperture, falsi i colloqui di lavoro che si sarebbero svolti. Ci sono casi poi, in cui alle offerte di lavoro bluff si associano operazioni illecite di phishing. Lo dimostrano le segnalazioni ricevute dal portale Anti-Phishing Italia, dove dal 2005 si denunciano truffe legate al riciclaggio di denaro.

“Vengono inviate mail con riferimenti di società realmente esistenti – spiega l’avvocato Luca Bovino – in cui si cercano procacciatori di affari, contoterzisti e si chiede di mettere a disposizione il proprio conto corrente per ricevere e stornare denaro, offrendo delle percentuali su queste operazioni come compenso”.

Se si risponde “il passo successivo è l’invio del ‘contratto’ nel quale viene specificata la mansione che si dovrà svolgere, solitamente definita con il termine di Responsabile finanziario. “E’ evidente che non c’è nulla di serio in queste proposte di lavoro – commenta Bovino – ma si tratta di operazioni effettuate solo per trasferire il denaro, in genere frutto di clonazioni di carte di credito e alterazioni dei Pos, all’estero, soprattutto nei paesi dell’Est. Il sistema bancario bloccherebbe questi trasferimenti quindi hanno bisogno di altri mezzi. È chiaro però – aggiunge l’avvocato – che aderire a queste offerte significa diventare complici di un reato”. Sul portale ci sono vari casi segnalati e le diverse promesse di lavoro inviate e c’è chi, dopo aver risposto e aver scoperto di cosa si tratta, chiede consigli su come procedere.

“Noi denunciamo il fenomeno, raccogliamo le segnalazioni degli utenti e cerchiamo di sollecitare le aziende a fare verifiche, dopodiché spetta alla magistratura procedere. I controlli ci sono da parte della Polizia Postale, dei Carabinieri, della Guardia di Finanza – osserva Bovino – eppure non ci sono dati precisi né sulle denunce, né sui soldi trafugati. Manca un’operazione di sintesi complessiva e un’indagine statistica che permetta di monitorare al meglio questa realtà”. Per gli aspiranti lavoratori, intanto, valgono i moniti scritti da chi c’è già passato: “Attenzione agli indirizzi Internet e occhi aperti!”.

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