Uno studio della BCE relativo ai NPL analizza il valore di realizzo della cessione delle sofferenze in Europa.

Questi i risultati:
  • Gli NPL italiani hanno i maggiori costi di recupero del debito, circa il 23% dello spread che si crea tra acquirente e cessionario (spese processuali, tasse, onorari degli amministratori fallimentari, costo delle procedure d’asta, avvocati; non sono ricomprese le spese del personale del creditore e l’infrastruttura tecnologica utilizzata per la gestione).
  • Il 13% circa del restante spread è determinato dal premio per il rischio richiesto relativo all’acquisto del NPL da parte dei compratori (ipotizzando un tasso interno di rendimento uguale per tutti del 15%).
  • Il mercato secondario degli NPL europeo vede una concentrazione di pochi attori anche se in Italia ci sono 32 su 67 buyer ossia il 47,7% dell’intero mercato europeo, dimostrando di essere comunque più dinamico rispetto ai partner.
  • In Italia, che rispecchia fedelmente la media europea, il 20% degli investitori in NPL fatturano circa il 70% del totale negoziato, un mercato principalmente concentrato in mano a pochi leader in regime oligopolistico La conclusione della BCE è che, per eliminare questa situazione di oligopolio eccessivamente onerosa, si potrebbe implementare una piattaforma standardizzata per la negoziazione degli NPL. Il 2018 sarà l’anno dell’ “EuroNpl Market”?