I segnali di stress sul mercato finanziario cinese (che al momento non si stanno propagando sugli altri listini se non su quelli più vulnerabili dei Paesi Emergenti) sono riconducibili ad una normativa più stringente imposta recentemente dal Governo circa la concessione di credito insieme ad una serie di nuove imposizioni circa la struttura societaria delle banche commerciali non statali; ulteriori restrizioni sono state inoltre introdotte per limitare ulteriormente il fenomeno dilagante dello shadow banking (ossia quei prestiti che le banche tramite veicoli finanziari creati ad hoc escludono dal proprio bilancio - e per cui pertanto non devono accantonare riserve - e "rivendono" a privati offrendo rendimenti particolarmente elevati). Un'ulteriore fonte di preoccupazione è, infine, il recente balzo del rendimento dei titoli di stato decennali cinesi, vicino al valore massimo (4% annuo) dal 2014 che ha indotto il Governo ad iniettare liquidità nel sistema finanziario.
Sul fronte valutario, i timori che l'inflazione americana costantemente sotto il target del 2% annuo, induca la Federal Reserve a moderare il percorso di crescita dei tassi d'interesse ha determinato un deciso indebolimento del dollaro americano nella giornata di ieri nei confronti dell'euro e dello yen.
Seppur il mercato sconti come assodato un nuovo rialzo dei tassi in occasione della riunione del 13 Dicembre (al 1,75%), futuri rialzi saranno determinati dall'ulteriore miglioramento della crescita economica e dell'occupazione e dall'introduzione della riforma fiscale promessa da Trump (che dovrebbe avere un impatto propulsivo sull'inflazione).
Per quanto attiene le materie prime, degno di nota è il mantenersi sui livelli massimi degli ultimi due anni e mezzo del prezzo del petrolio (BRENT a 63,30$ e WTI a 58,23$ al barile) sulla scia del default del Venezuela, dell'escalation della tensione in Medio Oriente, della parziale interruzione dell'oleodotto americano Keystone, del persistente calo delle scorte di greggio delle imprese americane e, soprattutto, della speculazione che il 30 Novembre, quando si terrà il meeting dell'OPEC cui parteciperà anche una delegazione russa, verrà esteso oltre Marzo 2018 il taglio della produzione di 2,8 milioni di barili al giorno in vigore da Gennaio 2017.