Con il titolo Banca Carige sospeso mentre perdeva l’8,38%, continua il cda della banca convocato alle 9.30 di questa mattina per “informare Consiglieri e Sindaci della situazione e valutare i prossimi passi”, secondo quanto scritto nella nota pubblicata dall’istituto.
Intanto crescono i timori per l’istituto con Banca Akros che scrive come “date le attuali condizioni di mercato non escludiamo che la banca venga messa in risoluzione” dalle autorità. Secondo l’istituto, crescono le possibilità di un intervento dello stato che potrebbe avere ancora risorse a disposizione. Ipotesi di soluzione pubblica rilanciata anche da alcuni analisti ipotizzando anche un’alternativa rappresentata dallo stesso sistema bancario.
Il mancato avvio dell’aumento di capitale sta portando timori tra gli operatori che temono questa risoluzione dal supervisore con la conseguente separazione degli asset sani da quelli deteriorati.
La Bce aveva definito la fine dell’anno 2017 come scadenza per il rafforzamento del proprio capitale, ma l’Ad Paolo Fiorentino verificherà “una eventuale proroga dei termini dell’operazione di aumento di capitale”, ma solo dopo aver constatato l’esistenza dei presupposti del piano di risanamento della banca, messo a rischio dallo stop odierno. Fiorentino, infatti, starebbe proseguendo con la trattativa con i tre istituti (Deutsche Bank, Credit Suisse e Barclays (LON:BARC)) che avrebbero dovuto formare un consorzio per sottoscrivere l'aumento di capitale.
Il ciclone Carige sta influenzando anche altri titoli come il Credito Valtellinese (MI:PCVI), anche questo sospeso da stamattina a un teorico -19,30%. Creval trascina con sé anche Bper (MI:EMII) che cede il 2,58%, candidata ad essere uno dei suoi partner.