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Discussione: Supporto Broker Exness

  1. #501
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    MiFID 2

    MiFID 2, la Normativa che ha sconvolto il Mondo del Trading.

    ..... in realtà lo sconvolgerà.... ma una data è stata già fissata: 3 gennaio 2018, quando la MiFID 2 (o MiFID II) entrerà in vigore promettendo di rivoluzionare il mondo dei servizi finanziari in tutta Europa.

    Ecco i cambiamenti più importanti e vedremo che impatto avrà la MIFID 2 per i piccoli risparmiatori e investitori come noi.

    Cos’è la MIFID 2?
    A partire dal 2004 la MIFID, acronimo inglese di "Markets in Financial Instruments Directive" – in italiano "Direttiva sui Mercati degli Strumenti Finanziari" - (Direttiva 2004/39/CE), approvata dal Parlamento Europeo ad aprile 2004 e modificata più volte tra le quali l'importante modifica del 2007, è stata la pietra miliare della regolamentazione UE dei mercati finanziari.
    Da allora, di acqua sotto i ponti ne è passata parecchia, la crisi finanziaria e gli scandali bancari che hanno coinvolto migliaia di piccoli investitori, hanno reso indispensabile riesaminare le regole del gioco.
    La Commissione europea ha così adottato una serie di nuove norme (MiFID2 e MIFIR) che rivoluzionano il quadro dei servizi di investimento in Europa.

    La MIFID2 mira a conseguire due importanti obiettivi
    Aumentare la tutela per gli investitori
    Promuovere la trasparenza e l’efficienza sui mercati finanziari


    Cosa cambierà con la MIFID 2?
    La MIFID II tocca molti aspetti tra cui la consulenza, la vendita e le informazioni sui costi dei prodotti finanziari.
    Ecco 5 punti chiave della direttiva MIFID 2 per gli investitori:

    1) Fornire maggiore trasparenza sui prezzi e sui costi
    La MIFID 2 comporterà una maggiore trasparenza sui costi e sui prezzi degli strumenti finanziari sia prima sia dopo la loro negoziazione. Per gli intermediari, vi è l'onere di rendere note queste informazioni al cliente almeno una volta all'anno.

    2) Prevedere una categorizzazione dei clienti
    Le norme MIFID 2 obbligano i fornitori di prodotti di investimento a categorizzare i clienti in investitori al dettaglio o investitori professionali. Questa targettizzazione è stata proposta per ai fini della divulgazione e segnalazione delle informazioni nonchè per l'idoneità all'investimento per certi tipi di prodotti.

    3) Aumentare il monitoraggio sui prodotti di investimento venduti in Europa
    La MIFID 2 attribuisce nuovi poteri ai regolatori nazionali per monitorare gli strumenti finanziari e i prodotti più strutturati che vengono distribuiti in Europa. Tra questi, vi è la possibilità di restringere o vietare la commercializzazione di prodotti che non rispondono a determinate caratteristiche di trasparenza.

    4) Garantire la "Best Execution"
    I fornitori di servizi finanziari devono garantire la best execution alla loro clientela, e cioè dimostrare che l'ordine di investimento venga fatto alle migliori condizioni di mercato.

    5) Rafforzare la protezione degli investitori
    Gli intermediari finanziari devono agire in conformità agli interessi dei loro clienti fornendo loro informazioni più dettagliate in merito ai prodotti e ai servizi offerti o venduti. I consulenti finanziari dovranno consigliare prodotti e servizi sulla base dell'esperienza, conoscenza, obiettivo e profilo di rischio/rendimento del cliente.

    Quanto paghiamo realmente per i prodotti di investimento che sottoscriviamo? La maggioranza di noi non saprebbe rispondere con esattezza a questa domanda.
    Non c'è dubbio che la novità più grande della MIFID 2 riguarderà proprio la maggiore trasparenza sui costi e sui servizi di investimento.

    D’ora in avanti, gli intermediari finanziari (banche, SGR, SIM,etc.) dovranno essere più chiari e trasparenti sulle spese e sulle commissioni pagate dai clienti. Almeno una volta all’anno, vi sarà l’obbligo di inviare al cliente informazioni dettagliate su tutti i costi e gli oneri relativi agli strumenti finanziari e ai servizi accessori (quali ad esempio la consulenza).
    Questo aiuterà l'investitore a comprendere più da vicino qual è l’impatto dei costi sui rendimenti degli investimenti.

    Per i fondi comuni di investimento, ad esempio, dovrà essere fatta menzione dei costi di gestione, di consulenza e delle commissioni di entrata e di uscita del fondo. I consulenti finanziari, infine, dovranno comunicare al cliente se il servizio di consulenza è fornito su base indipendente o meno.

    La MiFID 2 è una buona direttiva?
    Verrebbe da dire di sì, dal momento che le modifiche apportate vanno tutte nel senso di una maggiore tutela degli investitori. Le riserve espresse dagli intermediari finanziari, però, non vanno giudicate pregiudizievoli. Il riferimento è alle ripercussioni sull’operatività che, a fronte di questi obblighi, rischia di diventare più lenta e macchinosa, con conseguenze evidenti anche per ciò che concerne la qualità del servizi.

    Le associazioni dei consumatori hanno invece plaudito alla norma, che considerano come un netto passo in avanti nella battaglia per disciplinare la libertà finanziaria e tutelare gli investitori da approcci e comportamenti eccessivamente speculativi e borderline.

    Ultima modifica di PartnerExness; 06-12-2017 alle 15:13
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  2. #502
    Senior Member L'avatar di Marco1981
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    Non capisco comunque il nesso tra broker Exness e l'ente MIFID2.
    Il più grande spreco nel mondo è la differenza tra ciò che siamo e ciò che potremmo diventare.

  3. #503
    Member L'avatar di PartnerExness
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    Su cosa investire nel 2018?

    Citazione Originariamente Scritto da Marco1981 Visualizza Messaggio
    Non capisco comunque il nesso tra broker Exness e l'ente MIFID2.
    Ciao Marco,
    nessun nesso diretto solo con Exness.......... La MiFID2 riguarda i servizi di investimento, quindi tutti i Brokers e di conseguenza noi.

    Un saluto

    -----------------
    Commento su un interessante studio della ING delle migliori valute su cui investire nel 2018.

    Che anno sarà il 2018 per il Forex? Una domanda che, giustamente, tutti gli investitori del mercato valutario si pongono, visto il carico di incertezze che l’ultimo biennio ha portato. E’ bene affidarci al parere degli esperti, abituati a indagare tutti i fattori che possono incidere sui rapporti tra le varie valute. Tra i paper più interessanti in circolazione spicca quello di ING, dal titolo “2018 FX Outlook: Happy Hour”. L’analisi è stata elaborata da Chris Turner e Viraj Patel, rispettivamente Global Head of Strategy e Foreign Exchange Strategist della banca londinese. Il loro tono appare molto ottimista. Stando al loro parere, il 2018 sarà un anno carico di opportunità. Ciò sarebbe dovuto al miglioramento del clima economico, finanziario e soprattutto politico, non più dominato da quelle incertezze che nel recente passato avevano compromesso gli investimenti. La loro è un’analisi lucida, che prende in considerazione tutti gli elementi necessari, mettendoli in relazione tra di loro, e che si conclude con un grafico molto interessante che riassume, valuta per valuta, criticità e opportunità.

    In questo articolo sintetizzeremo l’analisi di Chris Turner e Viraj Patel, sottolineandone i punti di forza e valorizzando, per quanto possibile, lo spirito del loro lavoro.

    Il 2017: clima in miglioramento
    Prima di lanciarsi in una analisi approfondita del 2018, Chris Turner e Viraj Patel hanno indagato su quanto accaduto negli ultimi dodici mesi. Hanno, in parole povere, riassunto i principali eventi che hanno, nel 2017, generato una importante influenza sul mercato valutario. Innanzitutto ricordando che, a cavallo tra il 2016 e il 2017, il Forex è stato caratterizzato da una certa tensione sul dollaro, il quale a sua volta era estremamente sensibile alle notizie provenienti dalla Casa Bianca. Il riferimento è palese: le voci di corridoio, i dubbi e le aspettative circa la riforma fiscale di Donal Trump. Una riforma che prometteva uno stimolo fiscale come non se ne vedano dai tempi di Ronald Reagan. Il presidente americano sarebbe riuscito a far passare questa riforma? Essa avrebbe stravolto gli equilibri finanziari del paese? Queste domande hanno generato più di una turbolenza nel fronte del dollaro.

    All’incertezza di natura politica e fiscale, poi, si è aggiunta anche quella finanziaria. L’analisi qui si sposta sulla Fed, la cui riduzione del bilancio ha posto in essere timori circa gli effetti nelle economie emergenti, in particolar modo quella turca. Un altro dubbio legato alla riduzione del bilancio Fed ha riguardato la capacità dello stesso di frenare – o di porre fine – la crescita delle bolle finanziarie nate a partire dal 2009. Queste incertezze sono aumentate con la consapevolezza che presto altre banche centrali, non ultimo la BCE, avrebbero seguito la Federal Reserve.

    Altri dubbi riguardavano la tenuta del sistema globale rispetto alla nuova politica statunitense, simboleggiata da un lato dalla fisiologica riduzione della liquidità e dall’altro dall’approccio protezionistico cercato dalla nuova amministrazione. La crescita sarebbe continuata anche nel 2017 o si sarebbe sgonfiata, e avrebbe rivelato la tendenza delle varie economie (specie quelle secondarie) a fare eccessivo affidamento sulla liquidità americana?

    Queste sono le incertezze che hanno dominato l’anno appena concluso. I due analisti di ING, però, affermano che tali incertezze, ad oggi, risultano molto dimensionate. La fiducia negli investimenti è molto alta e buona parte degli asset ha registrato performance più che positive. Inoltre, e questo è un dato da sottolineare, per la prima volta dallo scoppio della crisi, le previsioni degli analisti risultano solidi e credibili, sintomo di un panorama molto più chiaro e limpido, meno ricco di variabili impazzite.

    Da qui, proprio dal crollo delle incertezze, deriva l’ottimismo che il paper emana. Non a caso, il titolo reca l’espressione “Happy Hour”. Gli elementi che il 2018 porrà in essere rappresentano, a detta dei due analisti, un meraviglioso cocktail per gli asset rischiosi (tra cui si annoverano anche le valute. L’espressione “Happy Hour”, però, richiama anche a una certa precarietà. Ok, il divertimento è assicurato, ma solo per breve tempo. Nel 2019, infatti, il vento cambierà e si farà molto più burrascoso.

    Questo è il contesto nel quale il 2018 si prepara a giungere: crollo o pesante ridimensionamento delle incertezze e la riduzione della liquidità da parte delle banche centrali. Il paper prosegue con un’analisi di questi elementi.

    Il crollo delle incertezze politiche
    Il ridimensionamento delle incertezze è visibile non solo a occhio nudo ma si rivela in tutta la sua chiarezza anche in alcuni indici appositi. L’Indice di Incertezza Politica, in inglese (Global Economic Policy Uncertainty index) GEPU, suggerisce che l’incertezza politica è diminuita drasticamente. Dal momento che, nei fatti, alcune situazioni sono migliorate e altre no (es. Donald Trump fa ancora il bello e il cattivo tempo), si evince che, molto banalmente, il mondo ha imparato a convivere con alcuni punti interrogativi. Sia chiaro, il GEPU è uno degli indici più completi e affidabili. Infatti, è frutto di un’analisi sulle testate giornalistiche di 18 paesi su temi quali l’economia e la politica.

    La riduzione dell’incertezza politica è una ottima notizia: i prezzi degli asset aumentano, si riducono i costi di finanziamenti, gli investimenti vengono incoraggiati.
    Il miglioramento del clima, però, è dovuto anche alla effettiva risoluzione di alcuni problemi. Pensiamo alla sconfitta di Le Pen nelle elezioni francesi, che ha scongiurato un’ondata di disappunto (se non di panico) in seno agli investitori.

    Tuttavia, alcuni problemi rimangono. E qui il pensiero va proprio all’Italia, che entro il primo trimestre affronterà una delle tornate elettorali più controverse e incerte della sua storia. La buona notizia, per quanto insufficiente, è che gli analisti assegnano solo il 30% di probabilità che dalle elezioni esca una possibile coalizione tra Lega e Movimento 5 Stelle, che per gli investitori rappresenta lo scenario in grado di generare la maggiore incertezza a livello economico-finanziario.

    Anche in Germania lo scenario non è dei più solidi. A fine dicembre 2017, la Merkel non è riuscita ancora a formare un governo, e gli analisti credono che ci siano ampie possibilità di un ritorno alle urne (30% di probabilità).

    Nel paper non poteva mancare un’analisi su quello che è il vero convitato di pietra, la Brexit. Essa continuerà a giocare un ruolo importante, se si parla di incertezza. I due analisti di ING, però, manifestano un cauto ottimismo. Stando alla loro opinione, i negoziatori britannici si riveleranno molto accomodanti in modo da scongiurare la cosiddetta Hard Brexit, ossia una uscita unilaterale e senza accordo. L’incertezza dovrebbe già scemare quando queste dinamiche risulteranno evidenti anche agli occhi degli investitori, il ché accadrà verosimilmente entro i primi mesi del 2018.

    Non vanno dimenticate le elezioni di metà mandato negli Stati Uniti, che rischiano di indebolire ulteriormente l’amministrazione Trump. Secondo ING, però, una crescita del 3% dovrebbe creare abbastanza consenso politico da permettere al magnate americano di mantenere il controllo sul Congresso.

    La riduzione della liquidità
    La Fed ha ridotto il bilancio, la BCE ha ridotto il Quantitative Easing e lo sta avviando alla sua morte naturale. E’ proprio il calo della liquidità una delle più grandi sfide “tecniche” che gli investitori dovranno affrontare. Anche perché le politiche di allentamento monetarie hanno favorito alcune attività rischiose. L’idea di base è che gli effetti del calo della liquidità si sentiranno soprattutto nel 2019, anno che ING anticipa come molto difficile, ma un certo impatto si dovrebbe apprezzare già nell’anno venturo.

    Turner e Patel, dal canto loro, individuano due condizioni affinché, nonostante l’abbandono delle politiche di allentamento, si formi un clima favorevole per gli investimenti.

    La riduzione dei vari QE delle maggiori banche centrali venga compensata dagli aumenti del QE delle altre banche centrali, sicché, numericamente e concretamente, la liquidità in aggregato possa rimanere stabile o addirittura cresce.
    La liquidità proveniente dal settore privato compensi la diminuzione di quella “ufficiale”, proveniente appunto dalle banche centrali.
    Queste due condizioni dovrebbero essere favorite dal fatto che, molto banalmente, le banche centrali “hanno imparato” come fare il tapering, ossia come ridurre gradualmente e senza scossoni, quindi senza effetti negativi per il mercato, gli stimoli monetari diretti.

    Questa conoscenza si fonda, innanzitutto, su un approccio più telegrafato al rilascio di comunicazioni ufficiali. Che la Fed avrebbe ridotto il bilancio, tutti ne erano a conoscenza da molto tempo e, anzi, il leggero ritardo con cui la Yellen ha compiuto questo passo in avanti ha mitigato gli effetti negativi (ndr).
    Si apprezza anche l’approccio della BCE, basato su una gradualità molto sincopata, e su una comunicazione efficace da parte di Mario Draghi, il quale ha lasciato le porte aperte a un aumento del QE, qualora ce ne fosse bisogno (ndr).
    Molto efficace anche l’approccio della Bank of Japan, che ha legato il suo Quantitative Easing alla curva dei rendimenti dei titoli di Stato a lungo termine.
    Alla luce di ciò, è possibile che si apprezzino condizioni favorevole per gli investimenti nonostante il “ritiro” delle banche centrali.

    Il 2018 dal punto di vista del Forex
    Dopo anni di depressione, sembrano mature le condizioni per una ripresa degli investimenti, soprattutto alla luce del calo delle incertezze di cui abbiamo parlato nei paragrafi precedenti. E’ questa l’opinione di Turner e Patel. Contemporaneamente, i fattori di rischi che sia accompagnano all’investimento valutario dovrebbero essere, almeno nel 2018, molto più contenuti. Una crescita sufficiente diffusa a livello globale dovrebbe fare da volano, insieme a una inflazioni che sta raggiungendo un po’ ovunque livelli ottimali.

    E per quanto riguarda il Forex?
    Il panorama è buono in generale, ma anche molto differenziato. In alcuni casi, i positivi elementi fin qui descritti si potrebbero sentire di meno. Il paper affronta la questione prendendo in considerazione alcuni elementi specifici, tra cui l’incertezza politica (sempre lei), la correlazione con il ciclo economico (che è positivo), la suscettibilità rispetto ai rischi esogeni.

    Il risultato è questo grafico, abbastanza esplicativo di per sé.


    Due valute esprimono le condizioni migliori: l’euro e la corona della Repubblica Ceca, nello specifico le loro economie dovrebbero essere scosse da una minore incertezza politica, dovrebbero essere meno suscettibili rispetto ai rischi esogeni e dovrebbero correlarsi in maniera più stretta al ciclo economico (che è positivo). Nello specifico, secondo ING l’euro potrebbe raggiungere 1.30 sul dollaro.

    Buone performance potrebbero spettare alle valute asiatiche (o almeno ad alcune), in particolare il wong coreano e il remibi, che spiccano per resilienza rispetto agli shock esterni. Tra le valute che risentiranno in maniera più favorevole della correlazione tra la loro economia e il ciclo spiccano la lira turca, il dollaro canadese e lo zloty polacco. Infine, il fiorino ungherese e la corona svedese dovrebbero brillare grazie a un livelli di incertezza politica straordinariamente basso.
    Ultima modifica di PartnerExness; 08-01-2018 alle 12:17
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  4. #504
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    Gli Indicatori Economici da Seguire

    Ecco quali sono gli indicatori economici che impatteranno con maggiore forza nel trading durante tutto il 2018.

    Gli indicatori economici rappresentano una risorsa fondamentale per i trader del Forex. L’economia reale, infatti, genera un profondo impatto sul mercato valutario. Un impatto che può essere sia diretto, quando un parametro modifica la massa monetaria, o indiretto, quando influenza il grado di fiducia che gli investitori provano nei confronti di una valuta.

    Prodotto Interno Lordo
    Il PIL, in inglese noto come GDP (Gross Domestic Product) è certamente l’indicatore più completo, l’unico in grado di offrire una panoramica dello stato di salute di un’economia. Certo, alcuni lo hanno messo in discussione negli ultimi anni, ma per adesso non è stato trovato un sostituto adeguato. Anche perché il PIL prende in considerazione il valore di tutti i beni e servizi prodotti in un paese, quindi presenta un carattere di universalità.
    Nei calendari economici (questo è quello che preferisco https://it.investing.com/economic-calendar) il PIL è protagonista in tre fasi distinte: quando viene presentata una stima, quando viene presentato un consuntivo preliminare e quando infine viene presentato il dato finale. Ovviamente, se il PIL aumenta o si posiziona al di sopra delle aspettative, la valuta si apprezza. Quando il PIL diminuisce o cresce al di sotto delle aspettative, la valuta si deprezza.
    Il PIL esercita un impatto indiretto.

    I dati dal mondo del lavoro
    Il mondo del lavoro impatta nel mercato valutario in maniera indiretta, sebbene nel lungo periodo l’influenza assume un carattere più diretto. Ciò accade perché, per esempio, se aumenta il numero degli occupati aumentano di conseguenza i consumi, la tendenza al risparmio diminuisce e la liquidità in circolo aumenta. E per la legge della domanda e dell’offerta, la valuta si apprezza.

    I parametri da tenere d’occhio sono il tasso di disoccupazione, la variazione nel numero degli occupati, i guadagni orari medi. I dati del lavoro degli Stati Uniti vengono in genere rilasciati il venerdì. Proprio negli Stati Uniti riveste una enorme importanza l’ADP, che calcola la variazione degli occupati in tutti i settori eccetto l’agricolo. L’ADP viene rilasciato anche da alcuni paesi anglosassoni come il Canada ma non, almeno in quella forma, dall’Euro Zona.
    Ovviamente, se il mercato del lavoro migliora, e soprattutto se lo fa al di sopra le attese, la valuta trae una spinta al rialzo. In caso contrario, la stessa valuta tende a deprezzarsi.

    L’inflazione
    E’ con tutta probabilità il secondo parametro economico più importante (il primo lo affronteremo nel prossimo paragrafo). L’inflazione suggerisce la variazione dei prezzi al consumo, ossia al dettaglio, elaborata a partire da un paniere di beni particolarmente diffusi. La sua importanza deriva da due fatti: da un lato, influisce sui consumi, quindi può impattare in maniera positiva o negativa sull’economia reale; dall’altro, orienta le scelte di politica monetaria, le quali agiscono direttamente sull’offerta di moneta.

    Che impatto ha l’inflazione sul mercato valutario? Occorre distinguere tra impatto nel breve periodo e impatto nel medio-lungo periodo. Nel breve periodo, la valuta di riferimento si apprezza se l’inflazione si avvicina, da un senso o dall’altro, al target del 2%. Se si allontana, si deprezza. Nel medio-lungo periodo, una inflazione in crescita porta, almeno teoricamente, a una politica restrittiva e quindi a un apprezzamento; una inflazione in diminuzione porta a una politica espansiva e quindi a un indebolimento.
    Per quanto riguarda i prezzi, va monitorata anche l’inflazione rilevata nei momenti precedenti della filiera, come l’indice dei prezzi alla produzione (nota con la sigla IPP in italiano e PPI in inglese).

    Riunioni di politica monetaria
    E’ questo l’evento cruciale, il più importante tra gli indicatori economici. Il motivo è semplice: durante le riunioni, le banche centrali decidono la politica monetaria, e tali decisioni influenzano direttamente l’offerta di moneta. In genere, le banche centrali hanno due armi: da un lato la manipolazione dei tassi di interessi, dall’altro il Quantitative Easing.

    Quando i tassi di interesse vengono alzati, il denaro costa di più e quindi gli interessi salgono a tutti i livelli, fino a raggiungere il consumatore. La domanda di denaro, in virtù del suo maggiore valore, accresce e così anche l’offerta. Dunque, la valuta si apprezza. Quindi per l’euro ci sarà una maggiore domanda di euro perché tanti investitori vorranno comprare euro per investire in titoli denominati nella valuta. Gli investitori esteri ad esempio chiederanno la conversione della loro valuta in euro.

    Quando i tassi di interesse vengono abbassati, succede l’esatto opposto: il denaro offre meno rendimenti e quindi è meno allettante per gli investitori.
    Per il Quantitative Easing valgono le stesse dinamiche. Se la banca centrale acquista titoli e di fatto stampa moneta, e quindi la sua presenza nel sistema reale aumenta.

    Dati PMI
    In Italiano noto come “indice dei direttori agli acquisti”, misurano la vitalità dei responsabili degli ordini nei vari settori: servizi, produzione etc. Nella stragrande maggioranza dei casi, l’indice viene espresso in unità, con il valore 50 a fungere da spartiacque tra recessione e crescita. Ovviamente, se l’indice è migliore del previsto, la valuta si apprezza, altrimenti si deprezza.

    Vendite al dettaglio
    E’ un dato molto importante poiché anticipa l’inflazione, che a sua volta anticipa la politica monetaria. Se le vendite aumentano, aumenta anche l’inflazione. Se le vendite diminuiscono, l’inflazione diminuisce con lei. In linea di massima, però, nel breve periodo un aumento delle vendite porta sempre a un apprezzamento della valuta di riferimento, mentre un calo delle vendite porta sempre a un indebolimento.

    Dati sulla fiducia
    Per quanto sia un dato importante, la sua influenza sul mercato valutario è piuttosto indiretta. E’ frutto di un sondaggio sui consumatori o sulle aziende, riassunto con valori che possono essere inferiori e superiori a 100. Proprio il valore 100 funge da spartiacque tra sfiducia e fiducia. Ovviamente, migliore è il dato migliore è l’impatto sulla valuta di riferimento.

    Fonte OkForex.com
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